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	<description>Per il Bene Comune - Veneto</description>
	<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:13:05 +0000</pubDate>
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		<title>Comunicato Stampa</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 21:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di: Monia Benini - Fernando Rossi, lista civica nazionale &#8220;Per il bene comune&#8221;, rappresentanti politici della delegazione italiana per la Freedom Flotilla
Durante la notte la Fredoom Flotilla diretta a Gaza è stata assaltata dall&#8217;esercito israeliano che, nelle acque internazionali, con un atto piratesco di abbordaggio eseguito con navi militari e calando truppe d&#8217;assalto dagli elicotteri, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di: Monia Benini - Fernando Rossi, lista civica nazionale &#8220;Per il bene comune&#8221;, rappresentanti politici della delegazione italiana per la Freedom Flotilla</em></strong></p>
<p>Durante la notte la Fredoom Flotilla diretta a Gaza è stata assaltata dall&#8217;esercito israeliano che, nelle acque internazionali, con un atto piratesco di abbordaggio eseguito con navi militari e calando truppe d&#8217;assalto dagli elicotteri, ha assassinato (da quanto sappiamo in questo momento) 19 componenti del convoglio umanitario e ne ha ferito oltre 50.</p>
<p>Le altre 5 barche della flottiglia sono state dirottate verso il porto di Ashdod, per essere rinchiuse nel locale campo di concentramento la cui apposita costruzione era stata precedentemente annunciata dal governo sionista.</p>
<p>Tra i pacifisti, a bordo di una delle navi, anche 5 italiani, giornalisti e rappresentanti di associazioni umanitarie.</p>
<p>Le navi della Flottiglia, erano cariche di tonnellate di aiuti umanitari, attrezzature mediche e materiali da costruzione, frutto della raccolta di solidarietà di gruppi umanitari e politici effettuata in oltre 50 paesi tra cui europei, arabi, turchi, malesi e statunitensi.</p>
<p>Già due giorni fa il governo cipriota, sotto le pressioni israeliane, aveva bloccato nel porto di Larnaca l&#8217;imbarco di molti parlamentari europei e varie personalità tra le quali anche ebrei contro l&#8217;occupazione ed ex-militari statunitensi, attesi dalla Freedom Flottilla al largo di Cipro.</p>
<p>Una consistente parte di questi, tra cui il sen. Fernando Rossi e la Presidente di Per il Bene Comune, Monia Benini, il responsabile della Flotilla, Arafat Shoukri e la rappresentante di Free Gaza, hanno anche tentato di imbarcarsi a nord di Nicosia, confidando sulle posizioni politiche espresse dal governo turco ma, anche qui, sono stati bloccati dalle autorità portuali e di polizia greco-turche.</p>
<p>Siamo esterrefatti dalla protervia e dalla criminalità messa, ancora una volta in atto dal terrorismo di stato praticato dai sionisti che governano Israele.</p>
<p>Siamo in grande apprensione per i prigionieri tutti. Chiediamo al governo Italiano di proteggere i cittadini italiani e di reagire alla provocazione dello Stato di Israele ritirando il console italiano da       Tel Aviv e l&#8217;ambasciatore italiano da Gerusalemme, mentre andrebbe almeno convocato l&#8217;ambasciatore Israeliano a Roma, così come hanno già fatto altri Governi Europei, meno succubi del potere finanziario della lobby sionista mondiale.</p>
<p>Un vergognoso silenzio stampa italiano ha accompagnato la Flotilla, come le precedenti spedizioni umanitarie, fin dall&#8217;inizio, nonostante i continui comunicati stampa e gli appelli con i quali si sottolineava il rischio che la flotta venisse attaccata, come testimoniavano le continue minacce israeliane di attacchi e arresti di massa e la notizia che erano in allestimento commandos, navi militari e campi di detenzione in Israele.</p>
<p>Lo stato di Israele ( che è l&#8217;unico paese del mediterraneo senza confini,  ha fatto guerre contro altri stati, ha rifiutato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, occupa territori di altri popoli,  irride alle risoluzioni ONU), dopo la carneficina di &#8220;Piombo fuso&#8221; si è macchiato di un ennesimo, orrendo, crimine internazionale; siano le persone per cui la democrazia, la solidarietà umana ed il diritto internazionale hanno ancora un senso, a scendere nelle piazze, a chiedere alle autorità italiane ed alle comunità ebraiche del loro territorio di far sentire la propria voce.</p>
<p>E&#8217; incredibile che questi governanti e queste forze armate, per cui il crimine e il terrorismo di Stato sono un cinico strumento di affermazione del proprio disegno sionista, nel complice silenzio degli stati e partiti d&#8217;Europa governati dalla grande finanza, abbiano già realizzato più di 250 bombe atomiche e abbiano ripetutamente dichiarato di volerle usare prima contro l&#8217;Iraq, poi contro l&#8217;Afghanistan, poi contro Gaza e ora contro l&#8217;Iran.</p>
<p>Mentre invitiamo tutte le associazioni umanitarie e le forze politiche italiane a protestare contro il nuovo massacro e a prendere atto che Israele va fermata, noi crediamo che, dando seguito alle tante iniziative di oggi in tutta Italia, vada indetta un&#8217; unica grande manifestazione unitaria per sabato pomeriggio, a Roma o a Milano, superando divisioni e particolarismi, per chiedere la fine dell&#8217;embargo a Gaza e della occupazione della Palestina e per allargare la campagna internazionale &#8220;Boicot Israel&#8221;.</p>
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		<title>Pericolo nucleare a Chioggia</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 22:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Energie]]></category>

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		<description><![CDATA[Michele Boato
candidato Presidente della Provincia di Venezia
Lista Civica &#8220;Impegno civico per il bene comune&#8221;
A gennaio il governo ha firmato un impegno con la Francia per farle costruire 4 centrali nucleari in Italia: oltre a Sardegna, Puglia, e Sicilia, l’altra Regione “predestinata” come sito di una Centrale nucleare è il Veneto.
Il Presidente della Regione Galan si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Michele Boato<br />
candidato Presidente della Provincia di Venezia<br />
Lista Civica &#8220;Impegno civico per il bene comune&#8221;</strong></em></p>
<p>A gennaio il governo ha firmato un impegno con la Francia per farle costruire 4 centrali nucleari in Italia: oltre a Sardegna, Puglia, e Sicilia, l’altra Regione “predestinata” come sito di una Centrale nucleare è il Veneto.</p>
<p>Il Presidente della Regione Galan si è subito dichiarato d’accordo, senza neanche riunire il Consiglio regionale e nemmeno la sua Giunta. Anche i partiti che lo sostengono (Forza Italia e Alleanza Nazionale ora fusi, LegaNord e Udc) sono stati rigorosamente in silenzio e sull’attenti.<span id="more-90"></span></p>
<p>Per il Veneto, si parla di localizzare una Centrale sulla riva del mare (perché ha bisogno di una enorme quantità d’acqua di raffreddamento), in una località tra Chioggia e porto Levante.</p>
<p>Incredibilmente, anche il sindaco di Chioggia si è subito dichiarato favorevole (senza sentire il Consiglio Comunale, né tanto meno la popolazione) e ha stra-parlato di “ricadute positive per l’occupazione in città”.</p>
<ul>
<li>Non abbiamo bisogno del nucleare né a Chioggia, né in Italia;</li>
<li>Il nucleare non è né sicuro, né pulito;</li>
<li>Dopo Chernobyl ci sono state decine di altri incidenti gravissimi, come quelli che hanno provocato 7 morti nelle centrali giapponesi tra il 1995 e il 2005;</li>
<li>I reattori di “quarta generazione” sono previsti tra almeno 30 anni; intanto nessuno sa come smaltire milioni di tonnellate di scorie che resteranno radioattive da centinaia a decine di migliaia di anni;</li>
<li>Il nucleare non ci libera dalla dipendenza dall’estero: dobbiamo importarlo, e il suo prezzo sale più del petrolio: dal 2001 al 2007 si è moltiplicato per 10;</li>
<li>Il nucleare costa molto di più, vive solo grazie alle sovvenzioni statali e militari, per questo negli Usa, dove le centrali sono private, non si è messa in cantiere più nessuna centrale nucleare dal 1976. Gli unici stati che investono ancora sul nucleare, lo fanno per produrre anche le bombe nucleari: Cina, India, Pakistan, Russia, Iran. Gli altri, come Germania, Spagna , Svezia, Belgio, Olanda, hanno deciso di uscire dal nucleare puntando decisamente sulle energie rinnovabili;</li>
<li>Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda hanno rinunciato a costruire centrali nucleari;</li>
<li>Austria e Polonia addirittura non hanno avviato le loro 2 centrali, già costruite e pronte a partire;</li>
</ul>
<p>Il popolo italiano (come quello austriaco, spagnolo ecc.) ha votato a larghissima maggioranza l’uscita definitiva dall’avventura nucleare e non vuole tornare indietro.</p>
<p>La strada maestra per liberarci dalla schiavitù del petrolio (ce lo insegna anche il premio Nobel per la fisica Rubbia) sono le energie rinnovabili: basta coprire di pannelli solari foto-voltaici lo 0,1% (un millesimo) del territorio nazionale (utilizzando un decimo di tetti, pensiline, barriere autostradali  ecc.) per soddisfare in pochi anni il 20% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.</p>
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		<item>
		<title>Alcune idee per il futuro di Porto Marghera</title>
		<link>http://pbcveneto.org/sito/?p=86</link>
		<comments>http://pbcveneto.org/sito/?p=86#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 May 2009 15:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato
Il dibattito sul futuro di Porto Marghera, aperto dalla crisi della chimica e dalle dichiarazioni del Presidente della Giunta Regionale dee uscire dal generico; faccio perciò delle proposte molto precise:

La priorità assoluta sono le bonifiche: finora non ne è stata fatta nemmeno una, nonostante ci siano a disposizione, da più di 9 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato</strong></em></p>
<p>Il dibattito sul futuro di Porto Marghera, aperto dalla crisi della chimica e dalle dichiarazioni del Presidente della Giunta Regionale dee uscire dal generico; faccio perciò delle proposte molto precise:<span id="more-86"></span></p>
<ol>
<li>La priorità assoluta sono le bonifiche: finora non ne è stata fatta nemmeno una, nonostante ci siano a disposizione, da più di 9 anni i 550 miliardi di lire che Montedison ha versato nell’imminenza della sentenza di primo grado del processo per le morti da Cloruro di Vinile. Solo 25 miliardi sono stati incamerati dal Ministero Ambiente e non si sa neppure che destinazione abbiano avuto. La proposta di un Commissario, caldeggiata da più parti, serve anche a far saltare le bonifiche in cambio di una semplice “messa in sicurezza” con i rifiuti tossici e le terre inquinate che rimangono dove sono, in parte incapsulate da pareti di cemento.  Ricordiamoci che le bonifiche necessitano di mano d’opera altamente qualificata, come sono la gran parte degli operai chimici oggi a rischio;</li>
<li>In prima zona ind. vanno costruiti il Vega 2, 3 e 4; ma con modalità più civili del Vega 1, che è una landa di cemento, invivibile, senza una piazza, un po’ di alberi per le 18oo persone che ogni giorno vi lavorano;</li>
<li>Il completamento del Vega, ora in corso, deve essere (per legge e per Piano regolatore) una “Città della Musica” come servizio pubblico e non una ennesima speculazione privata, come si sta prospettando;</li>
<li>Rafforzare l’attività portuale e la logistica;</li>
<li>Immediatamente a nord del Parco di S.Giuliano, a nord del ponte della Libertà (al poste delle due fabbrichette chimiche e inquinantissime, chiuse da tempo) si faccia il porticciolo per barche a remi e a vela previsto dal Progetto Di Mambro del Parco;</li>
<li>A sud del ponte, in Prima zona industriale, si faccia invece il porticciolo con rimessaggio per le grandi barche a motore, che escono in mare attraverso il canale dei Petroli e la bocca di Malamocco, senza interferire con le barche a remi e a vela;</li>
<li>Sempre in prima zona, sulla banchina del Canale Bretelle si trasferiscano le attività che ora stanno sul Canal Salso impedendone la fruizione a parco da parte dei cittadini;</li>
<li>La banchina contigua, a lato del Canale Industriale, invece, si può comodamente attrezzare per ricevere le grandi navi turistiche da crociera, senza intaccare di nuovo le Casse di colmata A e B, su cui si voleva fare la III zona industriale, e che da una decina d’anni si stanno recuperando all’ambiente naturale e alla fito-depurazione;</li>
<li>Nel vecchio Petrolchimico, ora chiuso (compreso il capannone delle assembleee e l’ex mega parcheggio adiacente), può essere insediata una mega Area Fieristica di Venezia, non solo per la nautica; invece di pensare a cementificare altre enormi aree col Quadrante Tessera;</li>
<li>Va escluso un nuovo porto a sud in area S.Leonardo: le gigantesche e pericolose mega petroliere si devono servire di boe esterne, fuori di Malamocco, senza dover più entrare in laguna.</li>
</ol>
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		</item>
		<item>
		<title>La Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</title>
		<link>http://pbcveneto.org/sito/?p=72</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 15:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Energie]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato - Ecoistituto Italia
Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR
Berlusconi ha firmato con Sarkozy un’intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Michele Boato - Ecoistituto Italia</strong></em></p>
<p>Dopo la Tav, di gran lunga meno efficiente dell’italiano Pendolino, la Francia ci sta rifilando il secondo “pacco”: il nucleare EPR</p>
<p>Berlusconi ha firmato con Sarkozy un’intesa pesantissima sia dal punto di vista economico che ambientale, con l’assurda idea di un ritorno al nucleare in Italia, proprio all’indomani del voto del suo definitivo abbandono anche negli Stati Uniti:</p>
<p>Attualmente sono ancora in costruzione le prime 2 centrali nucleari EPR una in Finlandia, dove i costi sono schizzati dai 3 miliardi di euro preventivati a 5,5 miliardi, con 38 mesi di ritardo nei lavori, ed una in Francia, dove la centrale di Flamandville (con partecipazione ENEL) ha subìto ripetute interruzioni per la scarsa qualità nei lavori.</p>
<p>Ci raccontano che, grazie alla tecnologia EPR, il volume delle scorie radioattive (uno dei problemi irrisolti del nucleare) si dovrebbe ridurre del 30%. Ma non si precisa che le scorie prodotte da queste centrali sono molto più radioattive di quelle degli impianti classici, e pongono insormontabili problemi tecnici per il loro smaltimento, come risulta dal rapporto 2008 dell’azienda di trattamento delle scorie radioattive, la finlandese Posiva.</p>
<p>Naturalmente saranno i cittadini a sostenerne i costi economici ed ambientali.</p>
<p>Ci si chiede: cosa aspetta il governo italiano, invece di continuare a sperperare denaro pubblico in tecnologie obsolete e pericolose, ad imboccare la via dell’efficienza e delle energie rinnovabili?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gorbaciov: siamo al declino dell&#8217;impero americano</title>
		<link>http://pbcveneto.org/sito/?p=69</link>
		<comments>http://pbcveneto.org/sito/?p=69#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 23:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giulietto Chiesa, Megachip - da la Stampa
Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Giulietto Chiesa, Megachip - da la Stampa</strong></em></p>
<p>Mikhail Gorbaciov guarda sfilare, sugli schermi della CNN, le cifre della catastrofe finanziaria americana che dilaga nelle borse di tutto il mondo. Non e&#8217; roba allegra, ma lui non riesce a trattenere un sogghigno. &#8220;Questo non potranno dire che e&#8217; colpa del comunismo…., o della Russia. Questo se lo sono creato da soli, con le loro mani. Il prestigio degli Stati Uniti ne esce demolito, e anche il modello economico e sociale che hanno imposto al mondo intero con la loro globalizzazione selvaggia&#8221;<span id="more-69"></span><br />
L&#8217;ex presidente sovietico non manca di far notare – ai numerosi giornalisti che lo assalgono di domande: sulla crisi finanziaria, sulla “nuova guerra fredda”, sulla Russia di Putin e di Medvedev – che l&#8217;idea stessa dell&#8217;incontro di Venezia San Servolo, “Ambiente: dall&#8217;allarme globale all&#8217;allerta per i media” e&#8217; la prova che molte cose si potevano prevedere e furono infatti previste. La nascita, a Bosco Marengo e Torino, del “Forum della Politica Mondiale”, cinque anni fa, rispondeva proprio all&#8217;intuizione che ci trovavamo alla vigilia di una grande crisi mondiale.<br />
Già allora era chiarissimo che il modello della globalizzazione americana non era sostenibile – dice nell&#8217;intervento di apertura – e che avrebbe dato luogo a una serie di convulsioni sistemiche. Questa crisi finanziaria, che presto avrà effetti devastanti sull&#8217;economia reale, non è sola. Ce ne sono altre, simultanee che stanno venendo al pettine a velocità crescente: quella energetica, dell&#8217;acqua, alimentare, demografica, del cambiamento climatico, della devastazione degli ecosistemi. Allora dissi cose che non furono ascoltate: che, per affrontare i pericoli che si delineavano – e non mi si venga a dire che non erano prevedibili – sarebbe stato indispensabile costruire una nuova architettura delle istituzioni internazionali, essendo evidente che quella attuale non e&#8217; in condizione di farvi fronte.</p>
<p><strong>Per esemplificare, Mikhail Sergeevic?</strong></p>
<p>Guardi la figura miserevole del Fondo Monetario Internazionale, sparito tra le nebbie del panico delle Borse soverchiato dall&#8217; impressionante vastità del disastro finanziario. Ma è solo un esempio. Il fatto e&#8217; che questa nuova architettura presupponeva il riconoscimento della pluralità del mondo dopo la fine dell&#8217;URSS. Cioè che, sparita l&#8217;URSS, c&#8217;erano soggetti potenti che avrebbero voluto svolgere la loro parte attiva: Cina, India, Brasile, Sud-Africa, Indonesia e, naturalmente, la Russia. Invece a Washington scelsero la via più facile, quella dell&#8217;impero. Pensarono di potere, anzi di dovere, decidere da soli e per conto di tutti. Naturalmente creando ricchezza per sé, indebitandosi, stampando decine, forse centinaia di trilioni di dollari senza copertura alcuna che non fosse la loro potenza militare. Adesso tocchiamo con mano che il mondo unipolare ha fallito. Perché, oltre a essere profondamente ingiusto, era ed è politicamente irrealistico e insostenibile fisicamente.<br />
<strong><br />
Che intende per fisicamente insostenibile?</strong></p>
<p>Che è in contrasto con le leggi della fisica e della chimica, perché non può esservi sviluppo indefinito in un sistema limitato di risorse. Invece il modello turbocapitalistico e&#8217; interamente costruito sulle illusioni di infinità inesistenti. Non si può contare sul profitto in crescita a tutti i costi, perché a un certo punto la curva si fletterà&#8217;. Non si può spingere a consumi in crescita illimitata perché le risorse sono definite, a cominciare da quelle energetiche. Perché usando energia fossile ai ritmi forsennati attuali noi liberiamo enormi quantità di CO2, e riscaldiamo il pianeta ben oltre i limiti di equilibri che, per formarsi, hanno impiegato alcuni miliardi di anni.<br />
<strong><br />
Dunque, che fare?</strong></p>
<p>Cambiare modello, finché siamo in tempo. Il mercato senza regole è stato un disastro, il neo-liberismo si e&#8217; rivelato una truffa globale.</p>
<p><strong>Ma questo implica mutamenti giganteschi nelle abitudini e condizioni di vita di miliardi di persone&#8230;</strong></p>
<p>Ci sono due modi per affrontare il problema. Il primo è tacere la verità e dilazionare decisioni che si sa essere impopolari. E questo impedirà alla gente di capire e di cominciare a modificare il proprio modo di vivere e, per giunta, favorirà il sopraggiungere di altre crisi devastanti. Oppure cominciare a dire la verità e organizzare saggiamente, cioè tempestivamente, il cambiamento. Ci vuole una glasnost mondiale.<br />
<strong><br />
Ma come si può fare?</strong></p>
<p>Il Forum della Politica Mondiale, insieme al Club di Roma, alla Provincia di Venezia, e al ministero dell&#8217;Ambiente, hanno avviato una riflessione che vuole coinvolgere moltiimportanti operatori mediatici. I media possono essere un potente veicolo di informazione e di formazione dell&#8217;opinione pubblica. Ma essi stessi dovranno cambiare perché ad oggi il messaggio che diffondono é del tutto contrario a ogni prospettiva di sostenibilità. Mi riferisco in primo luogo alla pubblicità.<br />
<strong><br />
Lei vede un rapporto tra queste crisi e le nuove tensioni internazionali e un ritorno alla guerra fredda?</strong></p>
<p>C&#8217;è un rapporto indiretto ma evidente. Nuovi potenti soggetti internazionali, si pensi a Russia e Cina, agiscono ormai sulla scena mondiale. I loro interessi non coincidono e non sono riconducibili a quelli degli Stati Uniti. Le regole di questi ultimi non possono essere imposte ai primi. La guerra della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud e&#8217; un esempio di come si e&#8217; cercato di imporre alla Russia le regole dell&#8217;Impero. E&#8217; andata male all&#8217;Impero<br />
<strong><br />
Vuol dire che la Russia farà, d&#8217;ora in poi, la faccia dura?</strong></p>
<p>La Russia è aperta al dialogo, ma si chiuderà di fronte a imposizioni. E&#8217; indispensabile una nuova conferenza per la sicurezza collettiva, che porti a una qualche forma di consiglio di sicurezza europeo, dotato di poteri e perfino di forme di interposizione. Bisogna avviare questo processo, evitare mosse unilaterali, atti di forza, allargamento di alleanze militari (ovvio che parlo della NATO) e rinuncia all&#8217;installazione in Europa di nuovi sistemi d&#8217;arma (ovvio che parlo dei missili USA in Polonia e del radar nella Repubblica Ceca).<br />
<strong><br />
Che opinione ha di Putin?</strong></p>
<p>Ha fatto non pochi errori, ma si tenga conto che ha ereditato da Eltsin un paese al collasso. Tratte tutte le somme a me pare che il positivo superi il negativo, e di molto. Dovremmo essergli grati.<br />
<strong><br />
Ma di democrazia in Russia non si parla.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;indecoroso comportamento dei media occidentali che ha accompagnato l&#8217;aggressione della Georgia contro l&#8217;Ossetia del Sud penso che la pretesa occidentale di insegnare la democrazia alla Russia debba essere ridimensionata. Gli occidentali e gli europei dovrebbero imparare ad avere pazienza, anche perché non hanno scelta. La Russia sta realizzando una trasformazione democratica. Non dappertutto i tempi sono identici. L&#8217;Europa ha impiegato qualche secolo per costruire lo stato di diritto. Dateci tempo e non cercate di farci la lezione. Sappiamo imparare da soli</p>
<p><strong>E&#8217; vero che ha fondato un suo partito?</strong></p>
<p>Ci sto pensando, vedremo. Ma io credo che ci sia bisogno di partiti diversi da quelli comprati o comprabili. Ci vogliono organizzazioni democratiche che favoriscano la partecipazione dei cittadini. Altrimenti il distacco della politica dalla gente aumenterà. Mentre, per i cambiamenti inevitabili che si annunciano, sarà necessario che milioni di persone siano attive e coscienti. Questo vale per la Russia ma anche per voi occidentali. E anche per voi europei</p>
<p><strong>Come giudica il Nobel per la Pace a Martti Ahtisaari?</strong></p>
<p>Non intendo commentare</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Vicenza: La città si ribella alla nuova base di guerra</title>
		<link>http://pbcveneto.org/sito/?p=64</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Boato

 Il  TAR del Veneto, il 18 giugno 2008  accoglie la richiesta di Codacons ed Ecoistituto del  Veneto di sospendere l’inizio dei lavori per la nuova base militare americana a  Vicenza.
Abbiamo gridato al miracolo, “David ferma Golia”  titola Gaia n.36 uscita qualche  giorno dopo.
 Un mese  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;"><em><strong>di Michele Boato<br />
</strong></em></span></span></span><em><strong><span style="font-weight: bold;"></span></strong></em></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;"><span> </span>Il  <strong><span style="font-weight: bold;">TAR del Veneto</span></strong>, il 18 giugno 2008  accoglie la richiesta di <span>Codacons</span> ed Ecoistituto del  Veneto di <strong><span style="font-weight: bold;">sospendere l’inizio <span>dei</span> lavori per la nuova base militare americana a  Vicenza</span></strong>.</span></span></p>
<p><span><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">Abbiamo gridato al miracolo, “<strong><span style="font-weight: bold;">David ferma Golia</span></strong>”  titola</span></span></span> Gaia n<span>.36</span> uscita qualche  giorno dopo.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;"><span> </span>Un mese  prima, il 27 aprile 2008, era successo un altro grande evento a Vicenza: la  città, pur con una maggioranza risicata, aveva eletto <span><strong><span style="font-weight: bold;">sindaco Achille Variati</span></strong></span>, capogruppo  del PD in consiglio regionale, e già sindaco come <span>Dc</span> di sinistra. Variati si presenta <strong><span style="font-weight: bold;">su una  posizione apertamente anti-base Usa,</span></strong> pur <strong><span style="font-weight: bold;">nell’isolamento rispetto al resto del <span>Pd</span></span></strong> veneto e soprattutto nazionale, visto che  <strong><span style="font-weight: bold;">la base è <span>stata fortemente  voluta</span>, ed imposta, da Prodi e dai suoi ministri</span></strong> degli esteri  <strong><span style="font-weight: bold;">D’<span>Alema</span></span></strong> e della Difesa <span><strong><span style="font-weight: bold;">Parisi</span></strong></span><strong><span style="font-weight: bold;">.</span></strong></span></span><span id="more-64"></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-weight: bold; font-size: 12pt;">Il neo sindaco conferma il  Referendum</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-weight: bold; font-size: 12pt;">Appena <span>eletto  Variati conferma</span></span></span></strong> ciò che aveva promesso in campagna  elettorale: subito dopo l’estate, la città sarà chiamata a pronunciarsi sulla  nuova base, attraverso un <strong><span style="font-weight: bold;">Referendum  comunale. </span></strong>Il Consiglio Comunale, <span>l’8</span> luglio  stabilisce per domenica 5 ottobre la consultazione su un <strong><span style="font-weight: bold;">quesito</span></strong> strettamente attinente alle  competenze urbanistiche del Comune:</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">“È favorevole all’adozione da parte del Consiglio  Comunale di Vicenza, nella sua funzione <span>di </span>organo di  indirizzo politico-amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del  procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa <span>sdemanializzazione</span>, dell’area aeroportuale ‘Dal <span>Molin</span>”, ove è prevista la realizzazione di una base militare  statunitense?”.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;"><br />
<strong><span style="font-weight: bold;">Parte la  controffensiva</span></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">Il 29 luglio il <strong><span style="font-weight: bold;">Consiglio di Stato, accoglie la richiesta del nuovo  governo di annullare la sentenza con cui il <span>Tar</span> veneto</span></strong> <span>aveva sospeso</span> l’inizio dei lavori (in  attesa di deliberare definitivamente sul nostro ricorso nell’udienza dell’8  ottobre 2008). Le motivazioni sono incredibili: “ E’ un atto politico e il <span>Tar</span> non può sindacarlo. Non vi sono riscontri di possibili  danni ambientali. Non servono consultazioni della  popolazione”.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">Immediatamente dopo, parte l’attacco <span><strong><span style="font-weight: bold;">Berlusconi</span></strong></span> che, con una lettera pubblica, invita pressantemente il Sindaco a non indire il  Referendum: «Le ricordo ancora una volta che <strong><span style="font-weight: bold;">la consultazione popolare da lei indetta si manifesta  ancora più gravemente inopportuna.</span></strong><br />
L’area demaniale dell’aeroporto  Dal <span>Molin</span> - scrive <span>Berlusconi</span> - <span>è stata destinata dal governo  all’ampliamento della base Usa</span> di Vicenza, nell’adempimento di precisi  obblighi internazionali, e, inoltre, nell’esercizio delle sue esclusive  attribuzioni di politica estera, di difesa e sicurezza nazionale. Essa è stata  consegnata all’Amministrazione degli Stati Uniti il 30 luglio 2008. Deve,  dunque, escludersi qualunque utilizzo diverso da quello dell’ampliamento sopra  indicato, del genere prospettato nel quesito referendario predisposto. La  consultazione popolare in una materia costituzionalmente sottratta alla  valutazione popolare diretta<span><span> </span></span>perchè specificamente e  indiscutibilmente concernenti obblighi derivanti da un trattato internazionale  in materia di difesa (articolo 75.2 della Costituzione), avrebbe una pesante  ricaduta perchè si porrebbe in diretto contrasto con l’azione del governo, e con  le valutazioni della magistratura e <strong><span style="font-weight: bold;">rischierebbe di fomentare ulteriori tensioni interne  ed esterne</span></strong> non facilmente prevedibili»<span>.<br />
</span>Immediata la replica del sindaco: «<span>Il  nostro quesito non tocca</span> le sfere della politica estera e della difesa  nazionale. Il nostro è un quesito di natura patrimoniale. Chiediamo soltanto di  concedere ai vicentini di dire la loro».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">A <span>Berlusconi</span><span><span> </span></span>fa <strong><span style="font-weight: bold;">eco il “democratico”</span></strong> <strong><span style="font-weight: bold;">Paolo Costa</span></strong>, nominato Commissario  straordinario alla costruzione della base da Prodi, che così lo ricompensava  dello zelo con cui era riuscito (come sindaco di Venezia, assieme ai suoi  assessori <span>Bettin</span> e Paolo <span>Cacciari</span>), a far iniziare i lavori del mostro Mose. Costa,  confermato Commissario da <span>Berlusconi</span>, il 30 luglio si  affretta a consegnare l’area Dal <span>Molin</span> agli americani  e il 17 settembre, alla vigilia del pronunciamento del <span>Tar</span> veneto sull’ammissibilità del Referendum, vola in  Prefettura di Vicenza da cui le spara proprio grosse: “<strong><span style="font-weight: bold;">Questo referendum è intrinsecamente antidemocratico </span></strong>perché teso a rendere inefficiente la nostra democrazia opponendosi  alle istituzioni nazionali, le sole titolate a decidere in materia di politica  estera e di difesa per conto dell’intera comunità<span> .</span>Non  è un problema di democrazia diretta o di democrazia rappresentativa, è che, in  materia di politica estera e di difesa, il<span> ‘</span>potere del  <span>popolo’</span> si esercita solo attraverso il livello di  governo nazionale. Per questo <span>il referendum voluto dal sindaco  Variati</span> è un esercizio antidemocratico, poiché cerca di prevaricare  l’interesse nazionale in nome di un interesse locale non costituzionalmente  tutelato». </span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">Gli risponde <span>il sindaco <strong><span style="font-weight: bold;">Variati</span></strong></span>: «Costa la smetta di dire  stupidaggini. Con questa consultazione ci occupiamo di questioni ed aree che  riguardano il nostro territorio e agiamo all’interno delle competenze dell’ente  locale. Quanto poi all’affermazione che la consultazione <span>sia</span> antidemocratica, la ritengo una vera stupidaggine,  <strong><span style="font-weight: bold;">perché il chiedere un parere ai cittadini è  l’esatto contrario di un’azione antidemocratica.</span></strong> E poi non <span>accetto lezioni</span> di democrazia da chi ha dato, a suo tempo,  consigli al governo su come soffocare il dissenso della comunità locale sulla  nuova base»</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-weight: bold; font-size: 12pt;">Il <span>Tar</span> non  si lascia intimidire e l’indomani respinge il ricorso contro il  Referendum</span></span></strong> motivando così<span>:</span>”Nessun  danno da una consultazione esplorativa”.</p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">Ci pensa il solito<strong><span style="font-weight: bold;"> Consiglio di stato</span></strong>, il 1 ottobre<span>,</span><strong><span style="font-weight: bold;">a 3 giorni dal referendum, </span></strong>a rovesciare  anche la seconda sentenza del <span>Tar</span> Veneto, dichiarando  inammissibile la consultazione. La sera stessa oltre 10mila persone riempiono  Piazza dei Signori a Vicenza e davanti a loro <span>Variati  conferma</span> il Referendum con queste parole<strong><span style="font-weight: bold;">:”Se non ci permettono di votare nelle nostre scuole,  domenica voteremo davanti le nostre scuole, sotto i nostri  gazebo</span></strong>”</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-weight: bold; font-size: 12pt;"> </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-weight: bold; font-size: 12pt;">Una giornata di vera  democrazia</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12pt;">E così è stato: in meno di tre giorni centinaia di  volontari hanno organizzato 32 seggi <span>edomenica</span> 5 sono  andati ordinatamente ad esprimere la loro opinione 24.094 persone iscritte alle  liste elettorali di Vicenza: 23.050 hanno votato <span>Si</span> alla proposta di smilitarizzare l’area, 906, No 92 schede bianche e 46 nulle.  Ovviamente non si è raggiunto il quorum del 50% degli <span>aventi</span> diritto, ma la città ha espresso tutta la sua dignità,  con in testa un sindaco che la rappresenta contro i soprusi di ogni tipo, un  movimento nonviolento che è cresciuto a dismisura, fin dentro la chiesa, con  decine di sacerdoti e suore al suo interno, nonostante alcune sbavature dei  centri sociali, il silenzio assordante del <span>Pd</span> e della  gerarchia ecclesiastica</span></span></p>
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		<title>Il problema dei brevetti sulle idee</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 19:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Software libero]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Rubini

0. Introduzione
In questo documento cerchiamo di presentare in maniera sintetica ma precisa la annosa questione dei brevetti sulle idee astratte, spesso detti «brevetti software» e ultimamente «invenzioni implementate al calcolatore».  Le tre denominazioni sono assolutamente equivalenti, nonostante l&#8217;ultima dia come assunto che il brevetto sia appropriato in quanto si tratta di «invenzioni».
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di Alessandro Rubini</strong></em></p>
<p><!-- ================================================================== --></p>
<h2>0. Introduzione</h2>
<p>In questo documento cerchiamo di presentare in maniera sintetica ma precisa la annosa questione dei brevetti sulle idee astratte, spesso detti «brevetti software» e ultimamente «invenzioni implementate al calcolatore».  Le tre denominazioni sono assolutamente equivalenti, nonostante l&#8217;ultima dia come assunto che il brevetto sia appropriato in quanto si tratta di «invenzioni».</p>
<p>Il software, in realtà, è una pura elaborazione logica, in nulla dissimile dalla matematica; non a caso, «The Art of Computer Programming», uno dei più completi testi sulle metodologie di soluzione dei problemi tramite calcolatore, è opera di Donald Knuth, un matematico. In questo contesto ci troviamo in difficoltà a definire «invenzioni» i programmi per elaboratore, che sono molto più assimilabili alle dissertazioni che ai manufatti meccanici o di altra natura concreta.<span id="more-61"></span></p>
<p>Questo non preclude che una invenzione, un manufatto, possano <em>includere</em> una parte software al loro interno, l&#8217;argomento di discussione e` se il software senza il manufatto possa costituire invenzione e sia quindi brevettabile.  <!-- ================================================================== --></p>
<h2>1. Il concetto di brevetto</h2>
<p>Il brevetto è uno strumento nato per stimolare lo sviluppo della scienza e delle arti utili, come sancito da diverse costituzioni nazionali <a name="usconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nusconst">[1]</a> <a name="deconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Ndeconst">[2]</a> <a name="itconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nitconst">[3]</a>. Perciò, ogni modifica alla normativa in vigore deve essere giustificata in tal senso, verificando a priori se la modifica proposta aiuti lo sviluppo del settore cui si applica la modifica.</p>
<p>Al fine di stimolare lo sviluppo, un punto cardine della normativa brevettuale in tutte le legislazioni nazionali sta nella rivelazione dell&#8217;«insegnamento inventivo» <a name="disclose" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Ndisclose">[4]</a>, cioè della <em>realizzazione</em> per cui si chiede l&#8217;esclusiva, perché lo stato dell&#8217;arte possa progredire.</p>
<p>Non a caso, la convenzione europea dei brevetti (Monaco, 1973) vieta la brevettabilità dei metodi commerciali, delle teorie matematiche, dei programmi per elaboratore e altre categorie di invenzioni astratte <a name="art53" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nart53">[5]</a>, divieto presente anche nella normativa italiana <a name="itnoprog" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nitnoprog">[6]</a>. Interessante notare come anche Thomas Jefferson <a name="jefferson" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Njefferson">[7]</a> si sia espresso contro la privatizzazione delle idee.</p>
<p>È importante ricordare come i programmi per elaboratore ricadano già sotto la normativa del diritto d&#8217;autore, come ratificato da tutti i maggiori trattati internazionali: convenzione di Berna <a name="berne" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nberne">[8]</a>, TRIPS (trade-related aspects of intellectual property rights) <a name="trips" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Ntrips">[9]</a>, trattato sul Copyright del WIPO <a name="wipo" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nwipo">[10]</a>. Su queste basi legali, ogni argomentazione sulla necessità di «proteggere» il software è infondata.  Nessun settore dell&#8217;attività umana giova di entrambe le normative, quella brevettuale e quella autorale.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>1.1. La tutela dell&#8217;inventore</h3>
<p>Il concetto di tutela dell&#8217;inventore, spesso usato per giustificare un allargamento del campo di applicazione dei brevetti, ha la sua ragion d&#8217;essere nel momento in cui lo sviluppo di un&#8217;invenzione richiede costosi investimenti, anche considerando che non tutte le invenzioni si riescono a convertire in un prodotto commercialmente interessante. Il monopolio ventennale (il brevetto) sull&#8217;utilizzo dell&#8217;invenzione di successo serve anche a coprire le spese di ricerca che non hanno uno sbocco produttivo.</p>
<p>Questa situazione non ha alcun riscontro nel campo delle idee astratte; non esistono costi di ricerca concreti a fronte dello sviluppo di idee, per cui non è necessario concedere l&#8217;esclusiva sull&#8217;utilizzo della presunta invenzione, perche` l&#8217;idea viene realizzata in ogni caso. Ma come diceva Thomas Edison, «il lavoro dell&#8217;inventore è 1% ispirazione e 99% essudazione», e quando all&#8217;idea astratta viene aggiunto il vero lavoro, il 99%, otteniamo uno specifico programma, il cui autore è tutelato dalla normativa sul diritto d&#8217;autore.</p>
<p>Chiunque lavori in un campo informatico produce in continuazione nuove idee o nuovi programmi per elaboratore e spesso la stessa procedura viene realizzata indipentemente da vari attori. Permettere l&#8217;utilizzo esclusivo di tali realizzazioni ad uno solo degli autori significa quindi impedire l&#8217;attività indipendente di tutti gli altri. In un regime di brevettabilità delle idee, chi lavora usando gli elaboratori troverà quindi il suo cammino pieno di intoppi. Nemmeno chi detiene un brevetto risulterà tutelato, dovendosi scontrare con innumerevoli altri brevetti non appena svolgerà attività produttiva.</p>
<p>É anche importante ricordare che ottenere un brevetto non è una pratica semplice, per cui molte piccole imprese  semplicemente non potranno usufruire di questa possibilità, ma dovranno lavorare in un campo minato dai brevetti realizzati dai loro concorrenti.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>1.2. La tutela del patrimonio culturale</h3>
<p>Un&#8217;altra caratteristica fondamentale dei sistema brevettuale, è la limitazione temporale del monopolio garantito all&#8217;inventore. Tale limitazione è stabilita al fine di non bloccare lo sviluppo tecnologico del sistema produttivo, pur garantendo all&#8217;inventore un arco di tempo in cui godere in modo esclusivo dell&#8217;invenzione e recuperare gli investimenti di ricerca. In questo arco di tempo l&#8217;insegnamento inventivo è comunque gia` stato pubblicato e arricchisce il patrimonio culturale complessivo.</p>
<p>Mentre garantire un monopolio di venti anni può essere sensato nel campo delle realizzazioni meccaniche o idrauliche, tale arco di tempo non ha la minima correlazione con il ciclo di vita di un pacchetto software, che si misura in due o tre anni al massimo.  Una copertura brevettuale largamente superiore al ciclo di vita di un prodotto non può che bloccare la crescita culturale e limitare lo sviluppo complessivo di un settore produttivo, nuocendo quindi agli operatori del settore, con la sola esclusione dei pochi che si sono assicurati una copertura brevettuale sufficiente a non venire schiacciati da portafogli più nutriti.  <!-- ================================================================== --></p>
<h2>2. Il brevetto sulle idee oggi</h2>
<p>Nonostante il brevetto cosiddetto «software» non sia consentito dalla legge, almeno fino ad ora, sono state già concesse, anche in Europa,  diverse migliaia di brevetti di tale tipo, anche perché la pratica è molto diffusa negli Stati Uniti.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>2.1. La situazione statunitense</h3>
<p>Il brevetto «software» sarebbe proibito negli Stati Uniti come lo è stato finora in Europa, ma la pratica legale, che in quel sistema ha un peso normativo rilevante, ha rivoltato questa norma.</p>
<p>I brevetti astratti americani vengono in genere acquisiti da grosse società (IBM, Apple, Microsoft, &#8230;) che li usano come merce di scambio con altre società, oppure da persone giuridiche create appositamente, le cosiddette «litigation companies», la cui unica attività è riscuotere licenze d&#8217;uso sui brevetti che detengono, senza svolgere alcuna attività produttiva né inventiva.</p>
<p>Ovviamente, la situazione è tutt&#8217;altro che rosea per chi produce nel campo tecnologico e non è stato ancora assorbito in una grossa azienda. Non a caso la piccola e media impresa nel campo tecnologico è quasi inesistente negli Stati Uniti.</p>
<p>Numerose organizzazioni e persone autorevoli hanno espresso questo tipo di problemi, ma il sistema legale non ha alcun interesse ad affrontare il problema. Si vedano per esempio gli interventi della «League for Programming Freedom» del 1991 <a name="lpf91" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nlpf91">[11]</a>, o la lettera di Donald Knuth del 1995 <a name="knuth" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nknuth">[12]</a>; interventi più recenti sono citati più avanti.</p>
<p>La galleria dell&#8217;orrore americana è ricca di esempi di brevetti dannosi per il mercato e la società <a name="usgall" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nusgall"> [13]</a>. Alcuni esempi sono «l&#8217;acquisto via rete con un singolo click» di Amazon (banale applicazione degli strumenti web esistenti), un algoritmo geometrico per linearizzare immagini panoramiche (realizzato in due ore da uno di noi, ignorando la questione del brevetto), il brevetto sul «link» di British Telecom (il «link» delle pagine web, un banale riferimento ad un documento esterno).</p>
<p>Il brevetto sul singolo click è a tutti gli effetti relativo ad un metodo commerciale, che viene precluso ad ogni altro venditore. Ma oggi sono brevettabili negli stati uniti i metodi commerciali in gernere, anche quando svincolati da un&#8217;implementazione tramite calcolatore.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>2.2. La situazione europea</h3>
<p>In Europa, come sottolineato all&#8217;inizio, i brevetti «software» partivano  da una situazione di divieto. Nel &#8216;97, però, la Commissione ha proposto di valutare l&#8217;introduzione legale dei brevetti astratti. Tale suggerimento era motivato dal «bisogno di uniformare il mercato europeo a quello americano», pensando con ciò di aiutare il mercato europeo. Cio` ha portato nel 2002 alla stesura di una proposta di Direttiva Europea in tal senso da parte della Commissione.</p>
<p>La Commissione Europea ha anche finanziato uno studio sugli effetti di una modifica della normativa, ma invece di commissionarlo ad un gruppo di studiosi di macroeconomia lo ha affidato all&#8217;«Intellectual Property Institute» di Londra, che evidentemente non può avere un atteggiamento scientifico e imparziale sul tema. Le conclusioni dello studio <a name="eustud" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Neustud">[14]</a> dicono che «lo sviluppo dell&#8217;economia statunitense ha beneficiato dalla brevettabilità del software» e che «le nostre piccole e medie imprese non reputano interessante usufruire dei brevetti, ma potrebbero benissimo cambiare idea». L&#8217;unica cosa dimostrata, insomma, è la posizione delle nostre imprese, contrarie all&#8217;estensione della brevettabilità.</p>
<p>In realtà, la proposta di direttiva in favore dei brevetti software costituisce una minaccia alla libera concorrenza e alle piccole e medie imprese.  Se, al contrario, i brevetti software non verranno introdotti, la U.E.  godrà di condizioni più favorevoli all&#8217;economia ed alla concorrenza tra gli attori, condizioni meno adatte a pratiche di monopolio camuffate da azioni legali di protezione delle invenzioni.</p>
<p>La Commissione Europea ha sollecitato pareri sul problema <a name="consult" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nconsult">[15]</a>. I risultati <a name="result" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nresult">[16]</a> della consultazione sono largamente contro i brevetti astratti da parte del mondo tecnico e produttivo, mentre i pareri favorevoli sono limitati principalmente ad organismi legali e grandi aziende già detentrici di brevetti negli Stati Uniti.  In particolare, è interessante notare come il 90% delle piccole e medie imprese si sia espressa contro. Si noti come l&#8217;analisi delle risposte sia nascostamente ma decisamente di parte, in quanto si parla di «peso economico» delle risposte, e i dati vengono interpretati in maniera a dir poco bizzarra <a name="eusporca" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Neusporca">[17]</a>.</p>
<p>Nel frattempo, nonostante la norma vigente vieti tuttora la concessione di brevetti su concetti astratti, l&#8217;Ufficio Brevetti Europeo ha già approvato più di 30.000 di tali brevetti, arrivando al punto di piegare le normative, diramando direttive per gli esaminatori in diretto contrasto con la legislazione vigente <a name="golpe" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Ngolpe">[18]</a>.</p>
<p>La «galleria degli orrori» dei brevetti europei <a name="eugall" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Neugall">[19]</a> offre già un&#8217;idea di quello che ci aspetta. Andiamo dal brevetto sul formato grafico JPEG alla diagnosi automatica (qualunque diagnosi), dal confronto della pronuncia dell&#8217;allievo con la pronuncia dell&#8217;insegnante, al ridimensionamento di una finestra grafica quando è oscurata da un&#8217;altra finestra, includendo la conversione di nomi da una convenzione ad un altra per rappresentarli.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>2.3. L&#8217;iter della Direttiva Europea</h3>
<p>La soria della Direttiva sulle «Invenzioni implementate al calcolatore», dopo la sua stesura inziale, e` stata abbastanza travagliata. In data 24 Settembre 2003, il Parlamento Europeo ne ha pesantemente emendato il testo, rendendendolo praticamente innocuo, facendo salvo il fine originale di armonizzazione della normativa comunitaria.</p>
<p>Ignorando questo voto, il 18 Maggio 2004 il Consiglio dei Ministri della UE ha approvato un nuovo testo, definito «di compromesso», che avrebbe permesso la  brevettabilità praticamente illimitata dei programmi per elaboratore.</p>
<p>Dopo varie peripezie e il rischio di un&#8217;approvazione senza discussione (evitato in extremis da alcuni Ministri dei paesi membri), la Direttiva e` approdata in Parlamento per la seconda lettura, dove e` stata bocciata dalla maggioranza assoluta degli aventi diritto, il 6 Luglio 2005.  Questo risultato e` dovuto al lavoro di tante realta` industriali e non, che sono riuscite a far presente ai Parlamentari un punto di vista alternativo rispetto a quello delle potenti lobby presenti a Bruxelles.</p>
<p>La questione pero` non e` chiusa e dobbiamo aspettarci nuove mosse verso la brevettazione indiscriminata. Per esempio,la bozza di Direttiva sul «Brevetto Europeo», presentata il 20 Gennaio 2006, il cui scopo e` semplificare la burocrazia associata al rilascio dei brevetti, contiene una norma che da` mano libero all&#8217;Ufficio Europeo dei Brevetti nel definire le proprie regole per l&#8217;approvazione dei Brevetti, indipendentemente dalla Convenzione Europea cui ora dovrebbe essere soggetto.  <!-- ================================================================== --></p>
<h2>3. Problemi pratici</h2>
<p>La brevettabilità delle idee astratte non solleva solo problemi di principio, ma anche problemi pratici non indifferenti. Tali problemi vengono riconosciuti anche dai sostenitori dei brevetti software, anche se non ne viene riconosciuta la strutturale irrisolvibilità.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>3.1. Valutare lo stato dell&#8217;arte</h3>
<p>Non è pensabile che un ufficio brevetti possa valutare lo stato dell&#8217;arte, quando l&#8217;arte in questione copre tutto lo scibile umano (in quanto ogni concetto astratto può essere messo nella forma brevettabile di «programma per elaboratore»).</p>
<p>Il risultato è che la maggior parte dei brevetti rilasciati coprono realizzazioni che sono obsolete al momento stesso della richiesta. Ovviamente, una volta concesso il brevetto, nessuno può muoversi in quella parte dello scibile umano senza pagare o essere portato in tribunale.</p>
<p>Lo stesso Gregory Aharonian, strenuo sostenitore dei brevetti sul software sottolineava già nel 1994 come non sia possibile evitare di concedere un enorme numero di brevetti su idee banali <a name="aha94" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Naha94">[20]</a>. Ora Aharonian sostiene anche la brevettablita` delle creazioni artistiche e ricreative <a name="ahaart" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nahaart"> [21]</a>, lavorando come consulente nell&#8217;invalidare i brevetti che non meritavano di essere assegnati.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>3.2. Valutare il passo inventivo</h3>
<p>Un altro problema insolubile è come valutare il «passo inventivo» necessario per l&#8217;ottenimento di un brevetto.  La maggior parte dei brevetti «software» in effetti non contengono alcun passo inventivo, come esemplificato da Richard Stallman <a name="trivial" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Ntrivial">[22]</a>.</p>
<p>Inoltre, come citato all&#8217;inizio, l&#8217;«insegnamento inventivo» relativo al brevetto deve essere rivelato.  Invece questo requisito viene spesso aggirato nel caso dei brevetti sulle idee astratte, in quanto la rivelazione dell&#8217;invenzione consiste semplicemente nella descrizione a grandi linee del problema (l&#8217;1% nella suddivizione di Edison) più che della soluzione allo stesso; questo nonostante il passaggio dall&#8217;idea astratta alla realizzazione pratica sia la parte più impegnativa del lavoro inventivo.</p>
<p>Negli altri campi tecnologici il brevetto si riferisce al prodotto finito, cioe` l&#8217;idea <em>e</em> l&#8217;arduo lavoro di realizzarla al fine di produrre un «unsegnamento inventivo sull&#8217;uso delle forze naturali controllabili». Le forze della natura non entrano nel software, che rimane una creazione logica, e l&#8217;opera completa e`, come gia` notato, ambito del diritto d&#8217;autore.</p>
<p>In effetti, quasi tutti gli esempi nelle varie gallerie degli orrori si riferiscono proprio a brevetti sul problema piuttosto che sulla soluzione del problema stesso.  <!-- ================================================================== --></p>
<h2>4. Perché brevettare il software?</h2>
<p>In un quadro come quello descritto, perché c&#8217;è così tanta spinta a brevettare il software? Forse il software non è già «protetto» dal diritto d&#8217;autore, e <em>nessun</em> altro ambito di produzione umana rientra contemporaneamente nel dominio del diritto d&#8217;autore e del brevetto?  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>4.1. Le argomentazioni a favore</h3>
<p>Chi argomenta a favore della brevettablità del software in genere usa due argomentazioni: «la tutela del povero inventore» e «l&#8217;uniformità del mercato internazionale».</p>
<p>Purtroppo nessuna delle due argomentazioni è sostenibile. Il povero inventore dopo aver investito in spese legali per avere il suo brevetto non potrà far altro che sostenere <em>ulteriori</em> spese legali per difendersi dalle cause legali per violazione di altri brevetti. Se ciascuno recintasse il suo metro quadrato di terreno il risultato sarebbe che nessuno potrebbe muoversi e gli unici a guadagnarci sarebbero i venditori di recinzioni.</p>
<p>L&#8217;uniformità del mercato sicuramente non è un argomento sostenibile non appena si verifica la situazione negli Stati Uniti, dove le aziende minori vengono spesso soffocate o acquisite a causa di supposte violazioni di brevetto (gli esempi fanno parte della galleria degli orrori già citata).</p>
<p>É interessante notare, poi, come chi spinga per la brevettabilità delle idee sia sempre qualcuno che ha interessi personali nella questione: o si tratta di dirigenti degli uffici brevetti, o si tratta di studi legali specializzati nella questione, o si tratta di aziende dotate già di un consistente portafoglio brevettuale.  <!-- ............................................................... --></p>
<h3>4.2. Gli studi economici in proposito</h3>
<p>Naturalmente non mancano gli studi macroeconomici del problema, e tutti invariabilmente dimostrano come l&#8217;estensione del regime di brevettabilità sia nocivo per lo sviluppo del mercato e della tecnologia <a name="econ" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Necon">[23]</a>.</p>
<p>Fritz Machlup, già nel 1958 sosteneva che il sistema brevettuale non porta vantaggi nel mercato in cui viene inserito <a name="machlup" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nmachlup">[24]</a>. Da allora sono stati realizzati numerosi altri studi, fino a quello di Bessen e Maskin, del dipartimeto di economia del MIT, che nel 2000 hanno dimostrato la nocività di un sistema brevettuale negli ambiti economici dinamici  <a name="bessen" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#Nbessen">[25]</a>.</p>
<p>Personalmente evitiamo di considerare le analisi realizzate da studi legali o «istituzioni per la protezione della proprietà intellettuale» di qualunque tipo, per la evidente parzialità delle parti. Ma anche questi studi spesso non riescono a giustificare le conclusioni cui arrivano.  <!-- ================================================================== --></p>
<h2>5. Conclusioni</h2>
<p>L&#8217;istituzione della brevettabilità del software è nociva per la piccola e media impresa. L&#8217;attuale spinta verso questa direzione viene da soggetti con un diretto interesse personale nella questione (uffici brevetti, studi legali, grandi aziende).</p>
<p>Qualsiasi programma per elaboratore di una qualche utilità infrange dozzine di brevetti software già validi in USA e che verrebbero riconosciuti anche qui da noi, perciò il mito della «tutela del piccolo inventore» risulta, appunto, soltanto un mito.</p>
<p>Non mancano gli studi economici indipendenti a sostegno di questa tesi, mentre gli studi in direzione opposta vengono invariabilmente da parti con specifici interessi.</p>
<p>La piccola e media impresa si è finora schierata contro la brevettabilità delle idee astratte, ma occorre prestare molta attenzione agli eventi «informativi» sul problema, valutando con attenzione la posizione di chi prende la parola.</p>
<p>L&#8217;attuale impostazione rappresenta un vantaggio competitivo dell&#8217;Europa rispetto a USA e Giappone. Non abbiamo motivo di cambiarla, per non esporci a pratiche di monopolio e di eliminazione sleale della concorrenza, proprio nel campo strategico delle nuove tecnologie informatiche.   <!-- ================================================================== --></p>
<h2>6. Per saperne di più</h2>
<ul>
<li>Questo documento, nella versione aggiornata, è disponibile come <a href="http://www.linux.it/GNU/nemici/brevetti.shtml">http://www.linux.it/GNU/nemici/brevetti.shtml</a>.</li>
<li>EuroLinux gestisce una petizione per l&#8217;abolizione dei brevetti     software: <a href="http://petition.eurolinux.org/">http://petition.eurolinux.org</a>.</li>
<li>FFII, organismo europeo, cura un sito molto ricco sul problema: <a href="http://swpat.ffii.org/indexen.html">http://swpat.ffii.org/indexen.html</a>.</li>
<li>La LPF e la EFF seguono il problema negli Stati Uniti: <a href="http://lpf.ai.mit.edu/">http://lpf.ai.mit.edu</a> e <a href="http://www.eff.org/">http://www.eff.org</a>.</li>
</ul>
<p><!-- ================================================================== --></p>
<h1>Note</h1>
<p><a name="Nusconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#usconst">1:</a> «The Congress shall have     power to [...] promote the progress of science and useful arts, by     securing for limited times to authors and inventors the exclusive     right to their respective writings and discoveries» («Il     parlamento ha il potere di [...] promuovere il progresso della     scienza e delle arti utili garantendo ad autori ed inventori     diritti esclusivi sui propri scritti e sulle proprie scoperte»).     In: <a href="http://www.law.cornell.edu/constitution/constitution.articlei.html#science%20%20%20%20and%20useful%20arts">La costituzione degli Stati Uniti</a>:</p>
<p><a name="Ndeconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#deconst">2:</a> L&#8217;articolo 14 della     <a href="http://www.netlaw.de/gesetze/gg.htm">costituzione tedesca</a>,     secondo <a href="http://swpat.ffii.org/penmi/bundestag-2001/kiesew/">il     Bundestag</a> è incompatibile con la brevettazione delle idee.</p>
<p><a name="Nitconst" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#itconst">3:</a> La costituzione italiana     non tocca l&#8217;argomento e la normativa sui brevetti (CC 2584-2594 decreto     1127/39, decreto 244/40, decreto 360/1994) si limita a descrivere le     modalità di attuazione.</p>
<p><a name="Ndisclose" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#disclose">4:</a> «The European    patent application must disclose the invention in a manner    sufficiently clear and complete for it to be carried out by a    person skilled in the art» («La domanda di brevetto europeo deve    rivelare l&#8217;invenzione in una modo sufficientemente chiaro e    completo perché possa essere realizzata da una persona esperta nel    settore»). <a href="http://www.european-patent-office.org/legal/epc/e/ar83.html">European    Patent Convention, Art. 83</a></p>
<p><a name="Nart53" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#art53">5:</a> «2. The following in    particular shall not be regarded as inventions within the meaning    of paragraph 1: [...] (c) schemes, rules and methods for performing    mental acts, playing games or doing business, and programs for    computers» («In particolare, non sono considerate invenzioni nel    significato del paragrafo 1: [...] (c) schemi, regole e metodi per    svolgere atti mentali, disputare giochi o fare commercio, e i    programmi per elaboratore»). <a href="http://www.european-patent-office.org/legal/epc/e/ar52.html">European    Patent Convention, Art. 52.2c</a></p>
<p><a name="Nitnoprog" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#itnoprog">6:</a> Decreto 1127/1939 e    successive modificazioni, articolo 12, comma 2: «Non sono considerate    come invenzioni ai sensi del precedente comma in particolare: [...] b)    i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco    o per attività commerciali e i programmi per elaboratori»</p>
<p><a name="Njefferson" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#jefferson">7:</a> «If nature has made    any one thing less susceptible than all others of exclusive    property, it is the action of the thinking power called an idea»    («Se la natura ha reso una specifica cosa meno passibile di    proprietà esclusiva rispetto alle altre, questa è l&#8217;azione della    facoltà intellettuale chiamata idea»). Citato per esempio in «The    Economy of Ideas: A Framework for Patents and Copyrights in the    Digital Age ((Everything you know about intellectual property is    wrong)», di John Perry Barlow (<a href="http://www.eff.org/cafe/barlow.html">http://www.eff.org/cafe/barlow.html</a>).</p>
<p><a name="Nberne" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#berne">8:</a>Convention de Berne pour la    protection des oeuvres litteraires et artistiques <a href="http://www.law.cornell.edu/treaties/berne/overview.html">http://www.law.cornell.edu/treaties/berne/overview.html</a></p>
<p><a name="Ntrips" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#trips">9:</a> Art. 10 - Computer Programs   and Compilations of Data<br />
1. Computer programs, whether in   source or object code, shall be protected as literary works under   the Berne Convention (1971). Il testo originale si   può trovare all&#8217;indirizzo <a href="http://www.wto.org/english/tratop_e/trips_e/t_agm3_e.htm">http://www.wto.org/english/tratop_e/trips_e/t_agm3_e.htm</a></p>
<p><a name="Nwipo" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#wipo">10:</a>Article 4 Computer Programs   Computer programs are protected as literary works within the   meaning of Article 2 of the Berne Convention. Such protection   applies to computer programs, whatever may be the mode or form of   their expression.<br />
<a href="http://www.wipo.org/eng/diplconf/distrib/94dc.htm">http://www.wipo.org/eng/diplconf/distrib/94dc.htm</a></p>
<p><a name="Nlpf91" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#lpf91">11:</a> «Against Software Patents»,    della League for Programming Freedom (<a href="http://lpf.ai.mit.edu/Patents/against-software-patents.html">http://lpf.ai.mit.edu/Patents/against-software-patents.html</a>)    e «Why Patents Are Bad for Software», di Garfinkel, Stallman e    Kapor (<a href="http://lpf.ai.mit.edu/Links/prep.ai.mit.edu/issues.article">http://lpf.ai.mit.edu/Links/prep.ai.mit.edu/issues.article</a>).</p>
<p><a name="Nknuth" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#knuth">12:</a> Donald Knuth è uno dei    maggiori studiosi mondiali di informatica. La sua lettera    all&#8217;ufficio brevetti, del Febbraio 1994, denuncia come il brevetto    software sia dannoso per la maggior parte delle persone che    lavorano con gli elaboratori, a beneficio solo del sistema legale e    di un piccolo gruppo di inventori. La lettera è riportata su <a href="http://lpf.ai.mit.edu/Patents/knuth-to-pto.txt">http://lpf.ai.mit.edu/Patents/knuth-to-pto.txt</a>,    ed è disponibile in traduzione italiana su <a href="http://no-patents.prosa.it/brevetti/docs/knuth_letter_it.html">http://no-patents.prosa.it/brevetti/docs/knuth_letter_it.html</a>.</p>
<p><a name="Nusgall" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#usgall">13:</a> La galleria degli   orrori dei brevetti statunitensi è su <a href="http://lpf.ai.mit.edu/Patents/">http://lpf.ai.mit.edu/Patents/</a>.</p>
<p><a name="Neustud" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#eustud">14:</a> Lo studio è disponibile    come PDF (<a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/study.pdf">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/study.pdf</a>)    e una sintesi è disponibile sulla pagina <a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/studyintro.htm">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/studyintro.htm</a>).</p>
<p><a name="Nconsult" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#consult">15:</a> La consultazione è    stata aperta il 19 Ottobre 2000, è disponibile il documento in PDF    (<a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/soften.pdf">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/soften.pdf</a>)    e un riassunto sulla pagina web <a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softpaten.htm">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softpaten.htm</a>.</p>
<p><a name="Nresult" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#result">16:</a> Le risposte, pubblicate    nel Luglio 2001, sono disponibili su <a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softreplies.htm">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softreplies.htm</a>,    mentre l&#8217;analisi è un file PDF: <a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softanalyse.pdf">http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softanalyse.pdf</a></p>
<p><a name="Neusporca" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#eusporca">17:</a> Per esempio, a    pagina 14 dell&#8217;<a href="http://europa.eu.int/comm/internal_market/en/indprop/softanalyse.pdf">analisi</a> si sottolinea come la percentuale di piccole e medie imprese a    favore e contro i brevetti software sia equivalente (15%),    trascurando che il dato reale è nel 90% delle piccole e medie    imprese schierate contro i brevetti software. Il fatto che tali    imprese siano il 15% dei pareri raccolti è irrilevante.</p>
<p><a name="Ngolpe" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#golpe">18:</a> Si veda il comunicato    stampa di EuroLinux: <a href="http://petition.eurolinux.org/pr/pr14.html">http://petition.eurolinux.org/pr/pr14.html</a>,    in italiano su <a href="http://www.softwarelibero.it/news/news011109_01.shtml">http://www.softwarelibero.it/news/news011109_01.shtml</a>.</p>
<p><a name="Neugall" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#eugall">19:</a> La galleria degli orrori    faccolta di FFII include sia esempi di brevetti malfatti (<a href="http://swpat.ffii.org/vreji/pikta/mupli/index.en.html">http://swpat.ffii.org/vreji/pikta/mupli/index.en.html</a>)    sia esempi di impedimenti allo sviluppo software a causa di    brevetti (<a href="http://swpat.ffii.org/vreji/pikta/index.en.html">http://swpat.ffii.org/vreji/pikta/index.en.html</a>).</p>
<p><a name="Naha94" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#aha94">20:</a> Nota Aharonian come gli    Stati Uniti hanno visto una crescita esponenziale dei brevetti    software (e delle cause legali associate), mentre la crescita    dell&#8217;innovazione non può essere più che lineare («In short, we    have strong exponential growth in the number of software patents,    and everything that derives from these patents, including    lawsuits. Now it can probably be shown that the number of    unobvious, novel, unpublished news ideas in the software world    grows linearly at best.»). In <a href="http://www.eff.org/Intellectual_property/crisis_softpatent.article">http://www.eff.org/Intellectual_property/crisis_softpatent.article</a>.</p>
<p><a name="Nahaart" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#ahaart">21:</a> <a href="http://patenting-art.com/">http://patenting-art.com</a>.</p>
<p><a name="Ntrivial" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#trivial">22:</a> «The Anatomy of a   Trivial Patent», pubblicato da LPF: <a href="http://lpf.ai.mit.edu/Patents/anatomy-trivial-patent.txt">http://lpf.ai.mit.edu/Patents/anatomy-trivial-patent.txt</a>.</p>
<p><a name="Necon" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#econ">23:</a> La raccolta di FFII è molto interessante, e si trova presso <a href="http://swpat.ffii.org/vreji/minra/siskuen.html">http://swpat.ffii.org/vreji/minra/siskuen.html</a>.</p>
<p><a name="Nmachlup" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#machlup">24:</a> Fritz Machlup, «The   Economic Foundations of Patent Law», 1958, <a href="http://www.ipmall.fplc.edu/hosted_resources/jepson/unit1/aneconom.htm">http://www.ipmall.fplc.edu/hosted_resources/jepson/unit1/aneconom.htm</a>:   «If we did not have a patent system, it would be irresponsible&#8230; to   recommend instituting one».</p>
<p><a name="Nbessen" href="http://softwarelibero.it/GNU/nemici/brevetti.shtml#bessen">25:</a> James Bessen and Eric   Maskin, «Sequential Innovation, Patents, and Imitation», 2000, <a href="http://www.researchoninnovation.org/patent.pdf">http://www.researchoninnovation.org/patent.pdf</a>. Interssante   anche la pagina di FFII, che contiene anche una critica al modello,   fatta da un anonimo avvocato del campo dei brevetti: <a href="http://swpat.ffii.org/vreji/papri/bessenmaskin00/indexen.html">http://swpat.ffii.org/vreji/papri/bessenmaskin00/indexen.html</a>.  <!--http://www.eff.org/Intellectual_property/against_ip.article Brian Martin Department of Science and Technology Studies University of Wollongong, NSW 2522, Australia email: b.martin@uow.edu.au 3 February 1995  --> <!-- ================================================================== --></p>
<hr />Copyright (C) 2001-2003 Alessandro Rubini   <code>&lt;rubini@linux.it&gt;</code>.<br />
Copyright (C) 2002 Stefano Maffulli   <code>&lt;stef@zoomata.com&gt;</code>.</p>
<p>La copia letterale e la distribuzione di questo documento nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.</p>
<p>Ultimo aggiornamento: $Date: 2006/01/26 18:31:27 $</p>
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		<title>Non commettete il suicidio nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 22:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Energie]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Amy Goodman - Tradotto da: blog.duper.org (19 luglio 2008)
Fonte: http://www.kingfeatures.com/
Non possiamo permettere che l’industria dell’energia nucleare usi il riscaldamento globale come occasione per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.
Mentre i canditati alla presidenza americana stanno litigando e si stanno accusando a vicenda di cambiare le loro idee politiche, sono d’accordo con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="main">
<p><em><strong>di Amy Goodman</strong></em><em> - </em><em>Tradotto da: <a href="http://blog.duper.org/" target="_blank">blog.duper.org (19 luglio 2008)</a></em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.kingfeatures.com/" target="_blank">http://www.kingfeatures.com/</a></p>
<p>Non possiamo permettere che l’industria dell’energia nucleare usi il riscaldamento globale come occasione per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.</p>
<p>Mentre i canditati alla presidenza americana stanno litigando e si stanno accusando a vicenda di cambiare le loro idee politiche, sono d’accordo con il presidente Bush e sostengono entusiasti l’energia nucleare.<span id="more-53"></span></p>
<p>Il senatore John Mc Cain vuole costuire 100 nuovi impianti nucleari. Il senatore Barack Obama, durante un dibattito nel luglio 2007, rispose a un membro del pubblico a favore del nucleare: “Veramente penso che l’energia nucleare dovrebbe far parte del nostro mix energetico”. Tra i più importanti finanziatori di Obama è l’Exelon Corp., uno dei maggiori operatori di energia nucleare degli Stati Uniti. Solo questa settimana la Exelon ha presentato un nuovo progetto chiamato “Exelon 2020”, un piano per abbassare le emissioni di carbonio. L’industria dell’energia nucleare considera il riscaldmento globale un’occasione d’oro per vendere le sue centrali follemente costose e pericolose.</p>
<p>Ma l’energia nucleare non è una soluzione per il riscaldamento globale, al contrario, crea problemi. Amory Lovins, cofondatore e scienziato del Rocky Mountain Institute del Colorado, elenca alcuni semplici, forti punti contro il nucleare: “Il revival nucleare di cui sentiamo spesso parlare non sta accadendo davvero. È un’illusione fabbricata accuratamente… non ci sono compratori. Wall Streeet non sta investendo un centesimo di capitale privato nell’industria, nonostante i contributi alla produzione del 100% e più. In sostanza possiamo avere tutte le centrali nuclearei che il congresso può costringere noi contribuenti a comprare. Ma non servono in un’economia del mercato.”</p>
<p>“Anche se l’energia nucleare desse profitti economici”, continua, “il primo problema da prendere in considerazione per me sarebbe la diffusione di armi nucleari, che sarebbe molto facile. Guardiamo i paesi come l’Iran e la Corea del Nord… L’Iran sostiene di produrre energia elettrica essenziale per lo sviluppo del paese, ma la tecnologia, i materiali, le attrezzature e le capacità possono essere utilizzate anche per le armi. Il nostro presidente ha ragione a considerare la diffusione delle armi nucleari la maggiore minaccia per la nostra sicurezza, quindi mi lascia molto perplesso il fatto che stia cercando di accelerare questa diffusione con ogni possibile metodo, a meno che uno non sia veramente interessato a fabbricare le bombe. Ha innescato una nuova corsa agli armamenti nel Medio Oriente premendo sull’energia nucleare nel paese”.</p>
<p>Oltre alla proliferazione degli impianti vi sono anche minacce terroristiche alle centrali già esistenti, come la controversa centrale Indian Point a sole 24 miglia da New York City. Lovins le chiama “il bersaglio più invitante per i terroristi che si possa immaginare. Non è necessario pilotare un aereo, o prendere d’assalto un impianto, prendere il controllo dei comandi e fare uscire materia radioattiva dalla centrale. È possibile farlo con dei mezzi che i terroristi hanno già a disposizione”.</p>
<p>E poi ci sono le scorie. “Rimangono pericolose per un tempo molto, molto lungo. Quindi è necessario collocarle in un posto lontano da persone, centri abitati e falde acquifere per molto tempo… milioni di anni probabilmente. Finora tutti i posti in discussione si sono rivelati inadatti dal punta di vista geologico, compreso il deposito di Yucca Mountain.</p>
<p>I candidati alla presidenza si sbagliano sul nucleare. Invece l’energia eolica e solare e la microgenerazione con gli impianti più piccoli stanno prendendo il volo a livello globale e fruttano miliardi di dollari negli investimenti privati. Riassume così Lovins: “Una delle ragioni maggiori per cui abbiamo un problema con il petrolio e con il clima è che abbiamo speso i nostri soldi per le cose sbagliate. Se li avessimo spesi per l’efficienza e l’energia rinnovabile, questi problemi non ci sarebbero, e noi avremmo guadagnato bilioni di dollari, perché è così tanto più economico risparmiare energia che non fornirla”.</p>
<p>La risposta soffia nel vento.</p></div>
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		<title>Tutti a bordo del superjet nucleare! Solo non chiedeteci della pista d’atterraggio</title>
		<link>http://pbcveneto.org/sito/?p=47</link>
		<comments>http://pbcveneto.org/sito/?p=47#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 06:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Energie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pbcveneto.org/sito/?p=47</guid>
		<description><![CDATA[Di Ulrich Beck - Tradotto da: blog.duper.org (17 luglio 2008)

Fonte: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange
Il cambiamento climatico e la crisi del petrolio vengono usati per presentarci l’energia atomica come panacea verde. Ma di fatto è un azzardo spericolato.
Stiamo assistendo all’inizio di una satira divertente e terrificante allo stesso tempo? L’argomento è nascondere i rischi dell’energia nucleare mettendo in risalto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Ulrich Beck</strong></em><em> - </em><em>Tradotto da: <a href="http://blog.duper.org/" target="_blank">blog.duper.org (17 luglio 2008)<br />
</a></em></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange" target="_blank">http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/jul/17/nuclearpower.climatechange</a></p>
<p><a href="http://pbcveneto.org/sito/wp-content/uploads/2008/09/ulrich_beck-225x300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-51" style="margin: 5px;" title="ulrich_beck-225x300" src="http://pbcveneto.org/sito/wp-content/uploads/2008/09/ulrich_beck-225x300.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a>Il cambiamento climatico e la crisi del petrolio vengono usati per presentarci l’energia atomica come panacea verde. Ma di fatto è un azzardo spericolato.</p>
<p>Stiamo assistendo all’inizio di una satira divertente e terrificante allo stesso tempo? L’argomento è nascondere i rischi dell’energia nucleare mettendo in risalto il catastrofico cambiamento climatico e la crisi del petrolio. Al G8 di Hokkaido la settimana scorsa il presidente statunitense George Bush rinnovò il suo appello per la costruzione di nuovi impianti nucleari. All’inizio di questa settimana Gordon Brown auspicò una “rinascita dell’energia nucleare” in una “economia post-petrolio”. È come se un mondo che desideri salvare il clima debba imparare ad apprezzare la bellezza dell’energia nucleare, o “energia verde”, come è stata ribattezzata da Ronald Pofalla, il segretario dell’unione cristiano democratica tedesca. Vista questa nuova svolta nella politica del linguaggio, dovremmo ricordarci di alcune cose:<span id="more-47"></span></p>
<p>Qualche anno fa il congresso USA istituì una commissione di esperti per sviluppare un linguaggio o un simbolo in grado di mettere in guardia contro il pericoli che le scorie nucleari statunitensi comporteranno nei prossimi 10.000 anni. Il problema da risolvere era questo: come devono essere concepiti i concetti e simboli per trasmettere questo messaggio alle future generazioni? La commissione comprendeva medici, antropologi, linguisti, neuroscienziati, psicologi, biologi molecolari, studiosi classici, artisti e così via.</p>
<p>Gli esperti cercarono modelli tra i simboli più antichi dell’umanità: la costruzione di Stonehenge e delle piramidi, la percezione storica di Omero e della Bibbia. Ma questi modelli risalgono solo a qualche migliaio di anni fa, non 10.000. Gli antropologi suggerirono il simbolo del teschio e le ossa incrociate. Uno storico però ricordò alla commissione che per gli alchimisti lo stesso simbolo significava la rinascita, e uno psicologo condusse un esperimento con dei bambini di tre anni: se questo simbolo veniva attaccato a una bottiglia, loro gridavano impauriti “veleno!”, mentre se veniva attaccato a un muro esclamavano entusiasti “pirati”!</p>
<p>Anche il linguaggio fallisce se si tratta di mettere in guardia le generazioni future dai pericoli che abbiamo introdotto in questo mondo con l’utilizzo dell’energia nucleare. Sotto questo aspetto, i soggetti che dovrebbero garantire la sicurezza e la razionalità (lo stato, la scienza e l’industria), sono coinvolti in un gioco estremamente ambiguo. Non sono più fiduciari, ma sospetti, non più gestori del rischio, ma fonti dello stesso rischio. Stanno spingendo la popolazione a entrare in un aeroplano per cui non è ancora stata costruita la pista di atterraggio.</p>
<p>La “preoccupazione esistenziale” in tutto il mondo ha portato a una corsa a minimizzare i rischi su vasta scala nelle discussioni politiche. I danni incalcolabili che il riscaldamento sta comportando e comporterà vengono “combattuti” con i danni incalcolabili derivanti dalle centrali nucleari. Molte decisioni riguardanti i rischi a larga scala non rappresentano una questione di scelta tra alternative sicure e rischiose, ma tra diverse alternative rischiose, e spesso tra alternative i cui rischi sono troppo diversi per poterli paragonare. Ma le forme esistenti di discorso scientifico e pubblico non vengono incontro a queste considerazioni. I governi adottano la strategia della semplificazione intenzionale. Presentano ogni decisione come una scelta tra alternative sicure e rischiose, mentre minimizzano sulle incertezze dell’energia nucleare e accentuano il discorso della crisi del petrolio e del cambiamento climatico.</p>
<p>La cosa che colpisce è la percezione culturale diversa del rischio. Più rischi globali sfuggono ai tradizionali metodi di calcolo scientifico, più diventa importante la percezione culturale di alcuni rischi specifici, o meglio, se ci si crede o no. Nel caso del nucleare, l’esperienza di Cernobyl viene vissuta in modo diverso da paesi come Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e paesi come Ucraina e Russia. Per molti europei i pericoli del cambiamento climatico vengono percepiti in maniera molto più forte dell’energia nucleare o il terrorismo.</p>
<p>Ora che è stato riconosciuto che il cambiamento climatico è causato dall’uomo, e il suo impatto catastrofico è considerato inevitabile, si rimescolano le carte nella società e nella politica. Ma è completamente sbagliato spacciare il cambiamento climatico per un’inevitabile via verso la distruzione umana, poiché esso ci apre delle opportunità inaspettate di riscrivere le priorità e le regole della politica. Anche se l’aumento del prezzo del petrolio fa bene al clima, è accompagnato dalla minaccia di un declino di massa. L’esplosione dei costi dell’energia sta diminuendo lo standard di vita e sta aumentando il rischio di povertà nel cuore della società. Di conseguenza, la priorità a 20 anni da Cernobyl non è più la sicurezza, ma per quanto tempo i consumatori possono mantenere il proprio standard di vita di fronte alla continua crescita del prezzo dell’energia.</p>
<p>Tuttavia, il più potente opponente dell’energia nucleare è l’industria nucleare stessa.</p>
<p>Anche se i politici avessero successo nella trasformazione semantica che ribattezzano l’energia nucleare “energia verde”, e anche se i movimenti antinucleari sembrano protestare invano, la probabilità di incidenti aumenta con il numero di impianti nucleari “verdi”. Il rischio non è sinonimo di catastrofe. Il rischio è l’anticipazione della catastrofe, non solo in un determinato luogo, ma ovunque. Non deve nemmeno verificarsi un mini-Cernobyl in Europa: il pubblico globale deve solo avvertire un “errore umano” da qualche parte nel mondo, e improvvisamente i governi che hanno sostenuto l’energia nucleare si troveranno accusati di aver giocato a un gioco d’azzardo spericolato contro il proprio buonsenso, e contro gli interessi di sicurezza della popolazione.</p>
<p>Consideriamo il seguente esperimento: cosa succederebbe se la radioattività causasse prurito? I realisti, noti anche come cinici, risponderanno: la gente inventerebbe qualcosa, un unguento, per “sedare” il prurito. Un business remunerativo con un ottimo futuro. Ovviamente si troverebbero subito delle giustificazioni convincenti, per spiegare che il prurito non è importante e potrebbe dipendere da altri fattori. Probabilmente questi tentativi di spiegazioni non sopravvivrebbero se ognuno andasse in giro con eruzioni cutanee, grattandosi. Allora i modi sociali e politici di gestire i rischi moderni su larga scala dovrebbero affrontare delle situazioni completamente diverse, perché l’argomento sarebbe culturalmente visibile.</p>
<blockquote><p><em>Ulrich Beck è professore di sociologia all’università Ludwig-Maximilian di Monaco e alla London School of Economics</em></p></blockquote>
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		<title>Rifiutiamoli!</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 15:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Stefano Montanari
Fonte: www.stefanomontanari.net
Il settimanale L’Espresso esce con un paio d’articoli “choc” sul business campano dei rifiuti. Mi sono permesso la licenza delle virgolette perché, almeno nei termini generali, quelle cose le sapevamo tutti, ben compresi tanti campani che ora strillano e si disperano perché la loro terra, la Campania Felix, è stata ridotta ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di Stefano Montanari</em></strong></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1234&amp;Itemid=1" target="_blank">www.stefanomontanari.net</a></p>
<p><img class="alignleft" style="border: 2px solid black;" src="http://files.splinder.com/87f9143725f03bb6b680d36aba72da6c.jpeg" alt="" width="295" height="209" /><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il settimanale L’Espresso esce con un paio d’articoli “choc” sul business campano dei rifiuti. Mi sono permesso la licenza delle virgolette perché, almeno nei termini generali, quelle cose le sapevamo tutti, ben compresi tanti campani che ora strillano e si disperano perché la loro terra, la Campania Felix, è stata ridotta ad un immondezzaio senza ritorno. Sì: senza ritorno possibile perché gran parte di quelle porcherie con cui è stato diligentemente impregnato ed imbottito il suolo fino a profondità inimmaginate (non ho scritto inimmaginabili) non sono bonificabili. Scusate se sono pedante e se sottolineo: ho scritto “non sono bonificabili.” L’ho scritto perché non esiste alcuna tecnologia possibile per togliere quei veleni né, per questo, esistono tecnologie in arrivo e, dunque, quando qualcuno proporrà azioni su acqua e terra lo farà esclusivamente per dirottare altro denaro pubblico, sempre che ne resti, nella cassa comune di politica e malavita.</span><span id="more-44"></span> <span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Lo scempio va avanti da decenni (ho scritto “va avanti” e non “è andato avanti”, perché lo scempio continua imperterrito) con la collusione di quei contadini campani che prostituiscono la propria terra e sono sempre pronti a piagnucolare poi giustificazioni a dir poco squallide, dei politici, locali e non, che su quel crimine immondo incassano cifre da capogiro, degli enti di controllo che sono con tutta evidenza molto ben disposti verso i generosi criminali, della magistratura che ben si guarda dall’affondare il colpo, limitandosi a valutare singoli episodi e perdendo di vista il panorama, e perfino dei laboratori che eseguono (dovrebbero eseguire) le indagini, laboratori che sono disponibili </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: x-small;">a far risultare qualunque cosa faccia piacere a chi paga o a chi potrebbe rendere loro visita accompagnato da un mitra.</span> <span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Che fare? Al di là dell’ovvio, vale a dire di finirla oggi stesso con gli sversamenti, dal punto di vista tecnico, l’ho detto, da fare non c’è gran che, se non togliere da lì l’immondizia superficiale e portarla altrove. Dunque, spostare il problema da un’altra parte. Tutto quanto è finito capillarmente in profondità e, magari, ha avvelenato le falde acquifere, non si toglierà più e resterà dov’è nei secoli, a dispetto delle sciocchezze che non di rado si sentono echeggiare nei media o nelle aule frequentate dai cosiddetti politici.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Se il problema tecnico è insolubile, quello umano lo è quasi altrettanto. Come fare a spiegare ai proprietari dei terreni che lasciare che di notte arrivino i camion dei veleni è un fatto che non può avere scusanti di sorta ed è un crimine di gravità pari a quello di una strage perpetuata nelle generazioni future? Tengo famiglia… Fino a che si continuerà ad assolvere questi mascalzoni incolpando genericamente gl’industriali del Nord (banditi da incenerire subito se non altro per la loro viltà) e si dipingeranno i campani sempre e solo come vittime, fingendone una non correità, più o meno grave che sia, non risolveremo nulla. Qui mi aspetto una piccola valanga di proteste perché ormai l’ipocrisia, il rifiuto di vedere con oggettività i fatti, la retorica trombonesca sono diventati un’istituzione, ma a me non importa nulla: io non devo risultare simpatico, nessuno mi ha a libro paga e questo mi rende libero di dire ciò che reputo sia giusto dire e del resto me ne infischio.</span> <span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">E c’è la politica da sradicare. Fino a che i rifiuti, i diepietreschi inceneritori, le discariche clandestine legalizzate e tutte le infamie che conosciamo benissimo continueranno ad essere una fonte di guadagno per quella che noi italiani, nella nostra sublime ignoranza, chiamiamo politica, non ne usciremo. E non ne usciremo fino a che continueremo ad avere tra di noi un ente come l’ARPA, un ente di controllo che non si accorge delle diossine campane o di quelle di Pietrasanta (tra un po’ qualcuno dovrà per forza accorgersi di quelle, ben superiori per quantità, di Taranto), che non è capace di scoprire da dove vengano i veleni di Nonantola (Modena), che si trastulla con il cromo esavalente, che offre risultati di analisi mai eseguite (vedi rogo De Longhi), che è entusiasta dell’asfalto fatto di ceneri tossiche, che canta la sua perenne ninnananna a chi, invece, paga per essere protetto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Infine c’è la magistratura che non capisce la gravità di avvelenare l&#8217;acqua nella vasca dei pesci rossi da cui noi, pesci rossi, non possiamo sfuggire. Chi avesse avuto modo di leggere il documento con cui si chiede l’archiviazione del procedimento penale contro l’ENEL, accusata inizialmente di aver provocato tumori nella popolazione del Delta del Po, avrebbe di che meditare. Al di là di qualche sospetto che potrebbe anche nascere ma che io respingo per prudenza, le ultime pagine di quel documento sono qualcosa che grida vendetta al cospetto del ragionamento scientifico e che nel prossimo futuro sarà sicuramente proposto quale esempio d’incompetenza. Malauguratamente, non si tratta di un caso isolato e il rischio che chi devasta l’ambiente, ambiente di cui l’uomo è parte integrante, la faccia franca venendo assolto per pura incapacità di chi viene ritenuto all’altezza di prestare consulenze è fortissima.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;" align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Insomma, se non recupereremo le chiavi di casa, se continueremo a portare con il cappello in mano il nostro consenso a chi, pur cambiando di continuo travestimento, resta sotto sotto lo stesso truffatore che da decenni si prende gioco di noi e se, peggio ancora, non riusciremo a capire che certi pifferai magici saranno alla lunga ben più devastanti di chi ci rapina ora, non avremo scampo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Immagine da: http://files.splinder.com/87f9143725f03bb6b680d36aba72da6c.jpeg</span></p>
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